lunedì 26 aprile 2010

Arthur Schnitzler - Doppio Sogno

..E a passo lento e incerto si diresse verso l' Istituto di Anatomia Patologica attraverso i ben noti cortili. Trovò il portone aperto e non dovette suonare il campanello. Il pavimento di pietra rimandava l' eco dei suoi passi mentre attraversava il corridoio rischiarato debolmente. Un odore familiare, in certo modo domestico, di sostanze chimiche di ogni genere, che copriva le esalazioni proprie di quell' edificio, avvolse Fridolin. Bussò alla porta del gabinetto istologico, dove poteva supporre che si trovasse ancora qualche assistente al lavoro. Dopo un "avanti" un po' brusco, Fridolin entrò nella stanza dal soffitto alto e illuminato addirittura con sfarzo, al centro della quale, appena sollevato l'occhio dal microscopio, come Fridolin s'era quasi aspettato, si alzò dalla sedia il dottor Adler, suo vecchio compagno di studi e assistente dell' istituto.


..che altro si potrebbe fare a mezzanotte in queste sacre sale?..


.."ti trattieni ancora?" chiese Fridolin.

"Ma naturalmente," rispose il dottor Adler "queste sono le ore più belle per lavorare -all' incirca da mezzanotte all' alba. Per lo meno si è abbastanza sicuri di non essere disturbati".


..il corpo che giaceva alle sue spalle nello stanzone a volta, al lume delle fiammelle a gas oscillanti, ombra fra le ombre e come quelle oscuro e privo di senso e di segreto, non rappresentava per lui, né poteva rappresentare ormai, che il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione.

domenica 28 febbraio 2010

AVICENNA

Abu Ali al Husayn ibn Abdullah ibn Sina latinizzato Avicenna è stato una delle più importanti personalità del mondo medico, scientifico e filosofico medievale. Nacque nel 980 d.C. a Buchara nel regno Persiano e morì nel 1037 in Hamadan, oggi Iran. Nonostante esercitò in un periodo difficile per la scienza e la medicina, essendo persiano non condivise il buio scientifico dei suoi colleghi europei, giacché all'epoca nel mondo arabo e persiano c'era una maggiore vivacità intellettuale. I suoi insegnamenti in Medicina, Fisica, Filosofia, Giurisprudenza, Matematica, Astronomia, Alchimia sono comunque stati di riferimento nelle epoche successive in Europa, dove venne sempre tenuto in grande considerazione. Persino Dante, nell' Inferno, lo colloca assieme a Averroé e Saladino nel nobile Castello del Limbo, dove altrimenti hanno posto solo persone del mondo pagano precristiano, principalmente della filosofia e letteratura greca e romana.

Diffuse sono le informazioni sulla sua vita, sappiamo che a 17 anni si avvicinò allo studio della Medicina, dopo aver in passato studiato il Corano, Letteratura e altre materie umanistiche e scientifiche. A 18 anni incominciò a esercitare, e per tutta la sua vita si trovò a fare continui spostamenti, ora al servizio di un regnante ora dell'altro, in cui accumulò esperienza su varie problematiche per poi racchiudere tutto in poche principali opere scritte. Morì a 57 anni di Dissenteria o Tumore intestinale. Dove è morto ancora oggi è presente la sua Tomba.


Le sue opere principali, nel mondo della medicina sono il Qanun al Tibb (Canone della medicina) e altre 15 opere, parte in prosa parte in poesia.

il Canone è senza dubbio l'opera principale, in cui si preoccupa di racchiudere tutto lo scibile della medicina, diviso per le sue branche e argomenti principali. Questo è diviso infatti in 5 capitoli principali: 1 Principi generali e teoria della medicina, 2 lista alfabetica di tutti i medicinali e loro effetti, 3 malattie che incontrano solo organi speciali, patologia e terapia, 4 malattie che interessano l'intero corpo, 5 produzione di mezzi di cura e antidoti.

Il Canone rappresenta sia per la sua completezza enciclopedica, trattante tutto quanto potesse riguardare la medicina, sia per la correttezza delle sue affermazioni un' opera importante decisamente superiore alle opere sue contemporanee europee.

Tra le tante colpisce leggere che la tubercolosi venga descritta come contagiosa e che malattie possano essere trasmesse dall'acqua e del terreno. è presente una scientifica diagnosi dell' anchilostomiasi in cui si descrivono le condizioni del contagio. nel canone viene descritta l'importanza della dieta, l'influsso del clima e dell'ambiente sulla salute e il bisogno chirurgico dell'anestesia orale. Avicenna consiglia ai chirurghi di rimuovere il cancro nei suoi stadi iniziali e di assicurarsi che tutte le sue parti siano state rimosse. tra l'altro viene descritta molto bene l'anatomia dell'occhio e vengono descritte diverse malattie dell'occhio come la cataratta. inoltre vengono nominati sintomi di malattie contagiose e trasmissibili sessualmente così come quelli del diabete mellito. il cuore viene considerato come pompa.

per quanto riguarda i farmaci, Avicenna raccoglie 760 farmaci con descrizione dettagliata del loro effetto e del loro utilizzo. è stato il primo a stabilire regole per provare un nuovo farmaco prima di utilizzarlo su uomini.

si occupa anche di malattie del comportamento e psicologiche, del legame tra corpo e mente, descrive la malattia d'amore, l'omosessualità e e gli effetti psicologici positivi della musica sulla malattia.

le altre opere mediche trattano più specificamente alcune singole problematiche, come precetti igienici, alcune malattie, appunti anatomici.

L'importanza di Avicenna all'epoca e nei secoli successivi, in Persia come in Europa, è stata dovuta però non solo alla sua grande fama di medico e alla qualità dei suoi scritti ma anche al suo molteplice interesse (tra l'altro solito all'epoca) e successo in altre branche dello scibile: in astronomia, ipotizzò la maggiore vicinanza della Terra a Venere che al Sole, come chimico invento la distillazione a vapore d'acqua, per isolare oli. Si interessò di problemi fisici e geologici e, ovviamente, era uno stimato alchimista. Fu comunque la sua attività teologica e filosofica il maggior richiamo in europa per gli intellettuali suoi contemporanei.


Spulciando tra la rete abbiamo trovato una traduzione in italiano di un capitolo del Canone, in cui Avicenna descrive l' Omosessualità e l' Ermafroditismo. Colpisce l'approccio scientifico e modernità della descrizione, sia in relazione alla contemporanea Europa medievale sia in relazione al panorama intellettuale attuale persiano.


Libro 3, Fen 20, trattato 1, cap. 42.

Su "al ubna" o "alabene".

L'alabene secondo il valore etimologico è una malattia che viene a chi ha l'abitudine che gli altri uomini si corichino sopra di lui, e ne ha soprattutto un desiderio intenzionale.

E vi è in lui soprattutto sperma [desiderio carnale?], non sentimento, da una parte il suo cuore è debole e dall'altra la sua erezione è impotente all'origine: oppure è divenuto impotente ora, e fu già abituato al coito per cui aspira a un tale, e non può al di sopra di questi: oppure può al di sopra di questi con scarsa potenza: per cui desidera vedere il coito che intercorre fra due: e quanto è più vicino chi è con lui, tanto più viene eccitato infatti il suo desiderio: poichè qualora emetta sperma quando qualcuno copuli con lui, oppure alzi con lui il proprio membro, allora può soddisfare il suo desiderio e vi è una certa setta di coloro il cui desiderio non viene eccitato e non viene stimolato se non quando ci si accoppia con loro: e allora gli viene il godimento dell'emissione di sperma, o con l'intervento di quel tale oppure no...............................

Ed esiste una setta di quelli, che allorquando ci si accoppia con loro, allora appunto non emettono sperma, anzi lo evitano quando si congiungano carnalmente con altri: e sono in verità anime avvilite, di natura maligna, di cattiva abitudine e di costituzione femminea.

Ma qualche volta i loro genitali sono migliori dei genitali dei maschi.

E sappi che tutte le cose che vengon dette su questo argomento sono false. E sciocchi sono gli uomini che li vogliono curare. Infatti la loro malattia è mentale, non fisica.

Se certamente una cura giova loro, allora è quella che affievolisce il loro desiderio tramite l'asprezza, la fame, le veglie, il carcere e le percosse.

E dissero alcuni che la causa dell'alabene è che il nervo della sensibilità che giunge alla verga in costoro si ramifica in due rami, dei quali il sottile si congiunge alla radice del membro e il grosso piega verso la testa della verga: per il qual motivo colui che è sottile ha bisogno per sentire di uno sfregamento energico: per cui avviene l'erezione nell'uomo e allora gli arriva ciò che serve a soddisfare la libidine: e questa cosa è proprio come quello che è lontano. (Cioè il godimento ottenuto con il nervo anteroflesso è identico a quello ottenibile con il nervo estroflesso degli uomini "normali"?)

Ed è la prima cosa sopra la quale si deve poggiare, e fu ascoltata da alcuni, [per i quali è parte della conoscenza e introdotto nell'arte maligna] e furono verificate le parole di tutti coloro sopra ciò che affermarono.


Libro 3, Fen 20, trattato 1, cap. 43.

L'ermafrodito.

Chi è ermafrodito non ha né il membro virile né il membro femminile.

E fra costoro c'è chi ha sia l'uno che l'altro, ma uno di essi è più nascosto e più debole, e l'altro è al contrario: e l'urina esce da uno di essi ma non dall'altro.

E fra costoro c'è chi li ha entrambi uguali, e giunse alla mia conoscenza, che c'è tra essi chi è attivo e passivo, ma questo è poco verificato.

E spesso vengono curati tagliando il membro più nascosto, e poi con la solita cura della ferita.



fonti: Wiki auf Deutsch und das Netz


domenica 31 gennaio 2010

la Medicina Omeopatica (Homöopathie)

Come spesso succede, anche nella scoperta del principio omeopatico di guarigione, il caso ebbe un ruolo determinante. Due secoli orsono, il medico ricercatore e chimico Christian Samuel Friedrich Hahnemann (1755-1843), durante la traduzione di un’opera medica dall’inglese al tedesco (la Materia Medica di Cullen), riscontrò una descrizione confusa degli effetti della corteccia di china, secondo cui la china avrebbe avuto capacità di guarire la febbre malarica stimolando l’attività gastrica. Egli rimase colpito dall’osservazione che i lavoratori della corteccia di china (allora utilizzata per preparare ricostituenti) accusavano disturbi molto simili ai sintomi della febbre malarica.

Partendo da queste osservazioni il dott. Hahnemann prese la decisione di provare su se stesso gli effetti della corteccia di china. Fu quello il primo esperimento farmacologico che dette l’avvio ad un nuovo metodo di ricerca d’importanza basilare: la farmacologia sperimentale.

Il dott. Hahnemann si somministrò per alcuni giorni, 2 volte al dì, 4 pizzichi di buona china (2 dracme, pari a 25,5 gr); come testualmente scritto, si verificò quanto segue: “I piedi, le punte delle dita… prima si raffreddarono, ero fiacco e stanco, poi il cuore cominciò a pulsare, il polso era duro e veloce, c’era un’angoscia insopportabile, un tremore (ma senza brivido) e una fiacchezza in tutte le membra; poi sentii battere alla testa, rossore alle guance, sete, in breve tutti i sintomi della febbre intermittente tipica della malaria apparvero uno dopo l’altro, ma senza brividi febbrili veri e propri”.

Il dott. Hahnemann così conclude: “Questo parossismo durava 2-3 ore ogni volta e si rinnovava ripetendo la somministrazione; smisi e vidi che ero guarito”.

In seguito Hahnemann provò molte altre sostanze sia su stesso sia su altri soggetti sani con il suo metodo sperimentale che chiamò “sperimentazione farmacologica omeopatica o patogenesia”.

Dopo innumerevoli prove, arrivò alla conclusione che tutte le sostanze da lui studiate provocavano nell’uomo sano un effetto simile ad una malattia. Il dott. Hahnemann chiamò questo stato patologico “malattia da farmaco”. I sintomi rilevati provocati da una stessa sostanza su individui diversi, furono raccolti da Hahnemann col nome di “quadro farmacologico della sostanza sperimentale o Materia Medica della sostanza”.

A questo punto Hahnemann cominciò ad utilizzare sui malati i rimedi sperimentati, nei casi in cui il quadro patologico presentato dal paziente corrispondeva al quadro del farmaco o, au contraire, quando i sintomi della malattia rappresentavano l’immagine riflessa dei sintomi provocati dal medicinale.

Questo principio della similitudine in Omeopatia è tuttora valido.

Nell’utilizzo pratico di questo principio Hahnemann arrivò alla conclusione che la somministrazione delle sostanze originarie, troppo concentrate (o velenose), provocava nel malato un peggioramento iniziale che corrispondeva ad un’esacerbazione di tutte le manifestazioni della malattia. Questa osservazione portò all’applicazione del principio di diluizione ( o delle dosi infinitesimali), ossia della somministrazione del farmaco in concentrazioni attenuate.

Il dott. Hahnemann chiamò il nuovo principio curativo col termine “omeopatia” perché si basava sulla regola del simile (similia similibus curentur).

Nel 1796 pubblicò sulla rivista specialistica “Hufeland Journal” (allora molto rinomata) la sua opera diventata famosa “Prove sul nuovo principio per la ricerca di virtù terapeutiche nelle sostanze medicinali, con particolare attenzione a quelle finora utilizzate”. Tale pubblicazione è considerata il battesimo dell’omeopatia.

Il suo lavoro metodico e geniale avvicinò al dott. Hahnemann molti sostenitori. Fu chiamato all’Università di Lipsia dove insegnò per 10 anni. Più tardi fu medico personale dei duchi Auhalt a Dessau e Köthen. Infine trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, continuando ad esercitare la professione medica fino alla sua morte. E’ sepolto nel cimitero parigino di Père Lachaise.



fonte : www.uninamed.it

sabato 2 gennaio 2010

il Medico di paese di una volta: il dott. Andrea Mattis

In questo piccolo intervento a cavallo tra vecchio e nuovo anno, momento di grande rilievo esoterico (il passaggio dall'accorciamento all'allungamento delle giornate, la morte e rinascita delle stagioni, della vita, il Natale, che assieme al Capodanno richiedono una strana doppia vigilia e doppio pranzo), rimaniamo con toni semplici, raccontando della storia semplice di un medico di paese, in era preantibiotica, realtà che qualunque medico almeno per un po' nella sua vita desiderebbe vivere..


La casa di Andrea Mattis è stata utilizzata in passato dal comune di Quadrelle (AV) come sede del Municipio e delle Scuole materne ed elementari. Andrea Mattis rappresenta infatti per Quadrelle, piccolo comune arroccato alle pendici dei Monti d'Avella, nell'entroterra Campano, una figura importante come medico chirurgo, patriota, scrittore e poeta. Nato a Quadrelle nel 1806 da famiglia piccolo borghese, dopo essersi laureato a Napoli (dove frequentò la facoltà di Belle Lettere e Filosofia e successivamente quella di Medicina e Chirurgia), fece ritorno al borgo natio, per svolgervi la professione di medico. Tuttavia, continuò a coltivare la sua passione per le lettere ed a voler fortemente l'unità d'Italia. Le sue opere, che riflettevano tali idee, erano note non solo a Napoli, ma persino a Pavia, in Francia ed in Inghilterra. Per le sue idee, venne schedato dalla polizia borbonica come "acceso liberale". Nei suoi testi compromettenti, nascosti in tempo da un suo nipote della famiglia Pagano, il Mattis descriveva la sconsiderata sete di potere dei cortigiani di Ferdinando II, attenti ai propri interessi e non a quelli del popolo e dei sacerdoti, dimentichi della missione sacerdotale e divenuti preti dei Borboni. Le sue idee in merito alla causa dell'Unità d'Italia gli fecero patire il carcere politico a Baiano e Caserta. Purtroppo, non ebbe il tempo di godere della gioia dell'unità d'Italia, poichè la notte del 7 maggio 1861, una banda di briganti, che si nascondeva sulle montagne del Partenio, invase il paese ed assaltò il posto delle guardie in piazza Plebiscito, impossessandosi delle armi. I Quadrellesi furono presi dal panico e si barricarono in casa, facilitando quanto i briganti avevano in mente: rapire Mattis, che odiavano per le sue idee liberali. Penetrarono nel suo palazzo, lo colsero nel sonno e, senza rubare nulla, lo catturarono. Nello sbandamento generale, vi fu chi comunque corse ad avvisare il comando militare al Cardinale. Altri informarono del fatto la nobile famiglia Pagano, molto legata ai Mattis. Don Gennaro Pagano, pensando erroneamente ad un rapimento a scopo di estorsione, consegnò tutto il danaro che aveva in casa ad un suo colono, Benedetto D'Apolito, con l'incarico di raggiungere i banditi e pagare il riscatto. Purtroppo, il colono non potè far altro che avvisare le autorità, essendo venuto a sapere che la lunga fuga dei banditi era finita tragicamente per il Mattis, il quale era stato abbandonato in fin di vita, all'inizio del Bosco Cupole, dove ora il suo corpo giaceva cadavere. Mentre si faceva buio, il cadavere del Mattis venne trasportato al suo palazzo dai Bersaglieri venuti da Mugnano (erano di stanza al Cardinale). Il giorno seguente il comandante della sopraggiunta forza pubblica, adirato verso i Quadrellesi per non essere intervenuti, era risoluto nella fucilazione non solo dei briganti (poi catturati, ed il capo, Angelo Bianco, detto "Turri Turri" fucilato), ma anche degli stessi paesani ritenuti conniventi. Fu solo grazie all'intervento della signora Maria Gaetana Lucente Mazzarelli che fu possibile indurre alla ragione il milite.Il corpo di Andrea Mattis fu portato nella chiesa parrocchiale dell' Annunziata di Quadrelle, nella tomba della famiglia Pagano, prima di essere definitivamente tumulato nel cimitero. Durante la rassegna artistica Artènot il Comune di Quadrelle, in suo onore, promuove il Premio Poesia "Andrea Mattis".


si ringraziano per il contributo i discendenti della Famiglia Pagano.

venerdì 27 novembre 2009

Il Rinascimento in Medicina: Andreas Vesalius

Dopo aver parlato del grande buio medievale, per l'arte e soprattutto per la scienza medica, in quest' articolo affrontiamo la rinascita delle arti e degli studi, della scienza, che avvenne in Europa nel Cinquecento, e che in Medicina ebbe la veste principale in Vesalio: egli è l'autore di DE HUMANI CORPORIS FABRICA, il primo trattato completo e corretto di Anatomia della storia, nonché autentica opera d'arte per i bellissimi disegni del corpo umano. Il contenuto rivoluzionario dell' opera va attualizzato nell'epoca; in tutto il medioevo, sia nel mondo cristiano che in quello arabo ed ebreo, sia ai tempi della medicina monastica che nella scuola di Salerno che nelle Università, né la scienza che studia il corpo umano si è evoluta rispetto alle spiegazioni di Galeno né la pratica medica è cambiata rispetto a quella del leggendario Ippocrate: non i loro inviti a rispettare i propri sensi, le evidenze logiche hanno caratterizzato il pensiero medico successivo, piuttosto l'arida ripetizione delle loro obsolete scoperte e tecniche aveva guidato per oltre 1500 anni il mondo medico. Il Rinascimento, però, è proprio il momento in cui vengono ripresi il pensiero ed il modello comportamentale classici, ed invece abbandonati i suoi effetti e dogmi: Vesalio guarda la Anatomia con i proprio occhi, come suggeriva Galeno, pur dovendone segnalare errori, e non adattava la sua osservazione a quella del maestro. Vesalio è fiammingo, nasce nel 1514 in Belgio, in una famiglia di medici importante e agiata. Studia a Parigi, dove descrive le lezioni del Silvio (quello dell'Acquedotto) pesanti e aride. E' di impeto curioso, da buon anatomista anche macabro, non sfuggendo a scorribande notturne in luoghi d'esecuzione e cimiteri, pur di procurarsi materiale per cui studiare. E' profondamente innamorato della professione medica, la più sacra delle arti, e ritiene indispensabile per meglio praticarla la conoscenza del corpo umano. Il suo interesse per la materia non veniva soddisfatto dal suo insegnamento, che consisteva in una pedissequa ripetizione delle lezioni di Galeno, effettuando 1-2 volte l'anno delle imprecise dimostrazioni anatomiche. Giovane brillante, inizialmente ben voluto dal suo illustre professore Silvio, si reca a Bologna e poi a Padova per continuare i suoi studi e diventare professore. Allora Padova aveva una atmosfera decisamente più moderna e ecumenica, per via della vicinanza di Venezia, più pronta a ricevere le sue scoperte. Con molta solerzia, dopo decine e decine di dissezioni anatomiche, cominciò a rendersi conto dell'errore principale dell'anatomia che veniva allora spiegata: le osservazioni di Galeno vennero effettuate su cadavere di scimmia e non di uomo. Quindi diede una veste completamente nuova all'anatomia: risolse molte delle imperfezioni di Galeno, nei pochi anni di insegnamento a Padova diede una importante ventata di modernità, insegnando l'Anatomia ai tanti studenti, di nuova generazione, pronti a raccogliere i suoi insegnamenti e curiosi, e soprattutto si adoprò per scrivere un libro di Anatomia, completo di tante illustrazioni, le più famose Tavole, e con l'aiuto dei migliori addetti di stampa dell'epoca, a Basilea, prese corpo l'opera principale del secolo in Medicina. Anche se questo è stato l'inizio di un epocale cambiamento, giacché l'utilizzo di un metodo più scientifico, e la correzione della Anatomia furono di contributo fondamentale all'evoluzione degli studi sul funzionamento del corpo umano, non rappresentava però il passo fondamentale che in seguito trasformò non solo la scienza ma anche la pratica medica: l'associazione dell'organo, e della sua lesione, alla malattia. Da Vesalio iniziò comunque una veloce e continua evoluzione di scoperte, che ebbero in lui la molla principale e da lui il mezzo principale (le Tavole) per poter avvenire. Il mondo accademico non reagì bene a tale cambiamento, gli fu ostile nel momento in cui egli rivoluzionò tutto quanto si sapesse della Anatomia e da secoli veniva insegnato da anziani professori. Proprio l'università ed il mondo accademico, che tanto si traveste da innovatore per opera paziente di personalità come il Vesalio, non ebbe imbarazzo nel ripudiare la nuova scoperta e nel vedere in lui un cambiamento che avrebbe fatto crollare la traballante impalcatura accademica dell'epoca. Proprio dal Silvio, il suo maestro parigino, gli vennero le accuse principali, con delle invettive scritte che addirittura chiedevano la sua elminazione. Seccato da questa immaturità dei suoi contemporanei, abbandonò tout court il mondo universitario, e accettò il più prestigioso incarico dell'epoca: divenne medico di corte dell' Imperatore del sacro romano impero. L'allontanamento dal mondo scientifico, pur se per un prestigioso incarico che avrebbe costituito l'invidia di chiunque, per un medico scienziato quale lui fu rappresentò però una triste evoluzione, non ottenendo il successo e la soddisfazione sperata. Dopo aver lavorato a corte in Germania, in seguito in Spagna, alla morte di Falloppio provò a rientrare nella cara Padova per continuare a respirare la vita universitaria e scientifica. Sfortunatamente, di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme, morì nell'isola di Zante, e fu sepolto in una comune tomba mai più ritrovata. Per la bellezza e importanza della sua opera, la sua mente, lo inseriamo a ben donde come figura fondamentale del mondo rinascimentale, primo protagonista del profondo rinnovamento che stava avvenendo nel mondo scientifico da quell'epoca e che non sarebbe più stato interrotto fino ai giorni nostri.

mercoledì 21 ottobre 2009

dalla Germania, dal Medioevo, una dottoressa: HILDEGARD VON BINGEN

In questo mese raccontiamo la storia di una monaca, dottoressa, musicista e teologa tedesca vissuta a Bingen in Germania nell' XI secolo.

Questa scelta deriva dall' intenzione di dare spazio anche all' universo femminile nel mondo della Medicina, e di raccogliere qualche testimonianza dal passato remoto, nostra grande passione. Finora abbiamo raccolto testimonianze dall'etá moderna, contemporanea, classica e persino da usi e tradizioni ancestrali a questa suddivisione del tempo, ma non avevamo ancora descritto qualcosa che venisse dal Medioevo. Non che quest' epoca sia oggi riconosciuta come momento di grande fermento intellettuale e scientifico, almeno in Europa, ma é senz' altro un momento interessante, in cui tutta l' ereditá del mondo classico é fortemente intrisa di elementi superstiziosi e popolari, propri di un momento dalla non chiara inquadrazione storica e dalla forte assenza di una guida scientifica. Da qui l'idea, appunto, che molte delle informazioni piú curiose proprio dagli autori di questo periodo possano venirci. purtroppo, ovviamente, non molti medici hanno avuto la fortuna di tramandarci le loro cure, sopravvivendo eccezionalmente solo i precetti di quei personaggi che hanno avuto altro ruolo al di fuori della medicina, come appunto Hildegard von Billigen.


Il contesto della Medicina nel Medioevo é anche temporalmente suddivisibile: in Europa, per tutto l'alto medioevo e fino al Concilio di Clermont nel 1130, la Medicina era materia di Monaci e Monache, che nei loro Monasteri ricopiavano testi medici della cultura latina, greca ed araba, ed anche applicavano quanto apprendevano: c' erano delle aree del monastero dedicate alla cura dei malati, e delle aree in cui venivano coltivate le erbe mediche. Unica eccezione in tutta Europa era la scuola di Salerno, che giá verso la fine del X secolo si rese famosa in tutto il mondo conosciuto perché veniva insegnata la Medicina, sia a uomini che a donne, sia a cristiani che a ebrei che a arabi. Importanti maestri furono Costantino l' africano e Ruggero Frugardi, i cui insegnamenti chirurgici si diffusero per secoli in tutta Europa. Da tutta Europa venivano studenti a studiare a Salerno, 5 anni sui Libri e poi 1 anno pratico prima di poter esercitare. Ancora una eccezione era l'insegnamento della Chirurgia, materia che rimarrá fino al Settecento esercitata da Barbieri e affini, branca parallela ma inferiore alla Medicina. Nel XII secolo peró la nascita delle Universitá trasformó l'insegnamento della medicina in una materia piu scolastica, spostandosi quindi lo studio di questa verso le Universitá. le piu importanti facoltá di medicina d'europa erano padova, bologna e parigi. in realtá pero l'insegnamento era assai sterile, perché si rifaceva al piu grande autore latino, Galeno, che peró tante inesattezze insegnava, ma che non potevano essere messe alla prova. anche il teatro anatomico di padova, del 1222, spesso davanti all'evidenza doveva comunque stare ai dettami di Galeno.

la Medicina scolastica fu presente per tutto il basso medioevo, fino al XVI secolo.


Le cure erano molto specifiche per il caso, paziente e disponibilitá di erbe mediche. Le prime Farmacie nacquero nel 1240 per ordine di Federico II e dovevano rispettare standard di qualitá e competenza da parte del farmacista. L'ospedale é per tutto il medioevo un luogo riservato alla povera gente: nobili e benestanti ricevevano a casa le visite del medico. Le uniche eccezioni erano alcuni pochi ordini cavallereschi, che costruirono i primi ospedali a Gerusalemme, Malta e Kos, il cui ruolo nell' assistenza medica ancora oggi é importante.


e torniamo dunque ad Ildegarda. nacque intorno al 1098, di nobile famiglia, fu sin da piccola ispirata alla vita religiosa, cui prese parte, in un chiostro di monache benedettine, a 14 anni, nell' area della valle del Reno, Bingen. Fu un personaggio molto apprezzato all'epoca, tanto da ottenere concessioni e rispetto anche dalle maggiori autoritá ecclesiastiche. Tutto il suo operoso e attento lavoro é contornato da una atmosfera di profonda misticitá, venendole incontro sovente delle Visioni divine, su cui montava le sue elucubrazioni filosofiche, di grande spessore, sul significato della Natura, Religione e Uomo, sull' inscindibilitá di queste tre entitá.

Riguardo alla Medicina e alla Biologia, ci sono pervenuti in realtá poche opere letterarie, soprattutto nessuna fonte diretta.

Lei è la prima dottoressa tedesca; aveva grande conoscenza, come monaca, delle principali erbe mediche giá note alle culture latina, greca ed araba, che nelle sue cure univa ai trattamenti superstiziosi locali, in un misto di esperienze esoteriche. Per l'ampissima conoscenza di piante, radici, erbe, estratti, é senza dubbio la madre dei rimedi e delle medicine naturali, oggi tornate di grande moda.

Non sappiamo se la sua concezione di un grande equilibrio del corpo umano con l'anima e la coscienza, per cui un male a livello dell'animo puó avere una conseguenza corporea, è causa o conseguenza di un caposaldo della filosofia della medicina cristiana, quello di individuare la malattia come una punizione e la cura come un castigo, un espiazione delle colpe, ampiamente ancora presente ai giorni nostri. Se anche lei avesse questa interpretazione non possiamo saperlo. Lei é peró un personaggio alquanto controcorrente rispetto all' Ortodossia del tempo, essendo una donna ed avendo un ruolo importante nell'ambito culturale, e occupandosi della sessualitá molto di piu di quanto la castitá del suo ruolo le potesse in realtá consentire. Oltre a problematiche filosofiche, religiose e mediche, si é interessata anche di altri aspetti della vita umana: é una importante autrice musicale, soprattutto di canti e cori, sono pervenuti a noi alcuni brani come la Sinfonia della armonia delle rivelazioni celesti, oltre ad altri brani musicali e testi e drammi liturgici. In piú si occupava di aspetti della vita quotidiana, per esempio descrive magistralmente il comportamento del cane:


Physica (PL VII, 20, coll. 1327D-1328A ; cfr. L. Moulinier, Le manuscript, p. 251)

"I l cane è molto caldo ed ha qualcosa di comune e di connaturato alle usanze degli esseri umani, ed è per questo che va d'accordo con loro e li comprende, si affeziona e sta volentieri in loro compagnia, ed è fedele; per questa ragione il diavolo odia il cane e ne ha paura, a motivo della sua fedeltà verso l'uomo. Il cane si accorge se un uomo nutre odio, se è in collera, se è cattivo, e allora ringhia contro di lui; e se comprende che in una casa vi sono odio e collera, ringhia a voce bassa fra sé e sé, e mostra i denti, per far vedere che è in collera. Allo stesso modo, se un uomo alberga in sé il tradimento, il cane gli mostra i denti, anche se quest'uomo e questo cane sono amici, perché il cane sente e comprende quello che accade all'interno dell'uomo. E se in una casa vi è un ladro, o qualcuno che progetta un furto, allora ringhia e diventa aggressivo nei suoi confronti, e si comporta con lui diversamente che con gli altri, gli va dietro e lo annusa, gli sta continuamente accosto, e in questo modo si può individuare il ladro. E talvolta ha il presentimento dei fatti e delle cose allegre e tristi che stanno per accadere all'uomo, e a seconda di che si tratta abbaia e attira l'attenzione; quando stanno per accadere cose allegre, scodinzola con allegria, e quando stanno per accadere cose tristi ulula con tristezza.


dopo la sua morte, nel 1179, fu fatta Santa, e oggi le sue Reliquie (tante) sono per lo piú reperibili in Eibingen. Le suggestive rovine del Monastero in cui viveva sono oggi visitabili, nella valle del Reno, in Germania.


fonti: Wikipedia in Tedesco, libri dell' autrice, brevi commentari italiani.

domenica 20 settembre 2009

UN MEDICO DI LUSSO: IL DOTTOR AXEL MUNTHE

L' ultimo appuntamento estivo della nostra Storia della Medicina riguarda un particolare personaggio del mondo medico degli inizi del 900, molto caro per le sue grandi doti professionali ed umane, autore di un bellissimo romanzo autobiografico, La Storia di San Michele, e grande amante di Capri, dove vi lascia una villa spettacolosa, oggi sede di un museo in sua memoria. La scelta cade su questo personaggio sia perché dal suo libro ci lascia intravedere la vita di un medico rispettabile agli inizi del XX secolo, a Parigi e in Italia, nonché informazioni di "cronaca" sulle questioni sanitarie dell'epoca, sia perché ci piace pensare al medico come un personaggio eclettico, amante della natura, dell'arte, della storia, della bella vita.


Il dottor Munthe è svedese, nasce nel 1857, ma studia Medicina a Parigi, città nella quale passa gran parte della sua giovinezza. Rimane molto legato alla sua terra natale, dove morrà ultranovantenne, e di dove ci narra moltissimi aneddoti sulle stranezze delle pratiche mediche lapponi e sulla selvaggità dei luoghi. Deve gran parte del suo successo alla formazione Parigina, che negli ultimi anni dell' 800 era senz' altro una delle migliori del mondo -sono sui maestri Labbè e Charcot- e che lo plasmeranno per sempre nell' interesse verso il lato psicologico del problema medico, cui attribuisce il principale ruolo nel successo medico.

Ma nel suo cuore c' è la selvaggia Capri, che visitò a 18 anni la prima volta, giungendovi a vela, incontrando un' isola molto diversa dall' attuale, dove gli abitanti di Capri non erano mai stati ad Anacapri e viceversa, isola frequentata solo dalle più grandi menti del tempo (Fritz Krupp, Compton Mc Kenzie, Edwin Cerio, Norman Douglas ...), un vero paradiso.

Inoltre un ambiente mite e scenografico come Capri, ricco di flora e fauna, rapirono il suo interesse, essendo oltre che medico un grande naturalista, ed infatti chi oggi visita la sua casa di Anacapri, la villa San Michele, immagina il dottor Munthe non come un medico ma come uno scienziato naturalista, classificatore di tutta la fauna indigena e di quella di passaggio durante le migrazioni.

Nel raccontarci l' esperienza parigina, parla del suo Studio, in casa, in una delle strade più eleganti di Parigi. Allora esisteva il Medico, che si occupava di tutta la medicina interna, ginecologia e pediatria, e poche figure professionali erano specializzate, come lo psichiatra, il chirurgo, il dentista e l' oculista. A suo dire, la maggior parte delle sue pazienti, soprattutto donne nobili di tutta Europa annoiate, sentiva il bisogno della cura del medico, piuttosto che soffrire di un quadro patologico ben definito.

In generale secondo il dottor Munthe il paziente vuole cure sicure e fiducia, non vuole veramente sapere quanto è malato, avrà fiducia nel suo medico come in Dio, è una questione di fede, insomma. Ed allora si trovava a curare soprattutto la "colite", termine generico che indicava un impreciso disturbo alla pancia, dell' apparato digerente. Fa sorridere il fatto che fino a poco tempo prima lo stesso quadro veniva definito come appendicite, finché dagli Stati uniti non si decise che la maggior parte delle Appendiciti erano acute ed andavano operate chirurgicamente. Ovviamente nessuna di queste pazienti soffriva veramente dell'appendicite come la conosciamo oggi.

Della Lapponia ci racconta invece di tecniche più vicine alla Magia che alla Scienza, per esempio due ranocchi cotti nel latte per dure ore sono buoni per la tosse, mentre dieci pidocchi, sempre bolliti nel latte, ma con abbondante sale, a digiuno, vanno bene per l'itterizia..

Di Napoli, di cui parla anche in un altra opera letteraria, Note di una Città dolente, ci racconta di un epidemia di Colera, che mieteva anche 1000 vittime al giorno, e lui si trovava a girare per tutte le case, di ricchi e di poveri, oltre che per conventi come quello delle Sepolte Vive, dove tutte le monache erano contagiate (e ci racconta anche di essere stato un fornicatore), curando con speciali preparati della Farmacia di San Gennaro.. una descrizione interessante di Napoli ad opera di un autore straniero.

Naturalmente il tributo maggiore nelle sue opere più che alla medicina va all' isola di Capri, data la sua bellezza, antichità romana e gli splendidi panorami. La sua Villa San Michele, sforzo di anni di duro lavoro come Medico, a Parigi e a Roma, è l'obiettivo principale della sua vita dove si ritira nella figura di scienziato, naturalista, medico eclettico che noi oggi ricordiamo.


fonte: Axel Munthe, La Storia di San Michele, Treves Treccani Tumminelli, MCMXXXIII.