domenica 19 aprile 2009

Napoli, una Vita da Medico: ANTONIO CARDARELLI

Il mito di Antonio Cardarelli, Napoli,1923:  Siamo a Via Costantinopoli, una folla festante trascina una carrozza con dentro un vecchio signore, minuto ma elegante che sorride, con i suoi baffetti bianchi, alla gente che lo osanna. Si chiama Antonio Cardarelli e quando, 4 anni dopo, muore di vecchiaia la gente si riversa ancora per strada per recare un ultimo saluto al più famoso medico che Napoli abbia mai ospitato.

Cosa ha fatto di straordinario quest’uomo per essere così glorificato, sia in vita sia dopo?

Antonio Cardarelli non nasce a Napoli ma a a Civitanova del Sannio (IS) il 29 marzo 1831 da Urbano e da Clementina Lemme. Fa i primi studi nel seminario di Trivento, poi si trasferisce a Napoli, dove si laurea in medicina ad appena ventidue anni. Si presenta, subito dopo, al concorso per assistente presso l'Ospedale degli Incurabili e in quell'occasione nella sua dissertazione sulla scabbia, sostiene per primo l'origine parassitaria della malattia. I suoi interessi e le sue competenze spaziano in ogni campo della Medicina e in ognuna di esse lascia molto spesso contributi originali. Alla base della sua bravura c'è un metodo che egli stesso condensa in due parole "OBSERVATIO ET RATIO: prima l'osservazione e poi il ragionamento". Studia e fa pubblicazioni quindi non solo nel campo delle malattie infettive ma anche nell’epatologia, nella cardiologia e nell’ematologia. Quello che lo ha reso celebre è, però, la sua innata bravura nella semeiotica che lo rende il “diagnosta” per eccellenza. Gli aneddoti sulla sua capacità di cogliere i segni precoci di malattie si sprecano: fu l’unico a diagnosticare, attraverso la sola lettura dei bollettini medici,un cancro alla pleura a papa Leone XIII (e su questo pubblica nel 1903 un articolo); fece diagnosi di tubercolosi laringea ad un cantante ascoltando la sua voce durante un concerto e diagnosticò un aneurisma dell'aorta ad un pescivendolo semplicemente ascoltando le sue grida. Assume i contorni della leggenda anche un famoso scherzo che gli fu fatto: alcuni colleghi invidiosi gli fecero visitare un altro collega che si fingeva ammalato. Egli, dopo un attento esame, diagnosticò una nefrite cronica e prognosticò pochi giorni di vita al paziente. Quando i colleghi gli rivelarono la burla, Cardarelli non si scompose minimamente: 7 giorni dopo il finto paziente morì davvero di nefrite cronica.

All’apice della carriera, divenne medico di fiducia di imponenti personalità del tempo come Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Giuseppe Verdi, Benedetto Croce, e vinse anche la cattedra come ordinario di Patologia Medica, creando una scuola medica, vera fucina di talenti della medicina tra cui spicca il nome di un altro grande: San Giuseppe Moscati. Su di esso Cardarelli disse che in 60 anni non aveva mai visto un genio simile e lo scelse come suo medico curante. Pur avendo avuto un rapporto alternante con la Fede, la ritrovò in tarda età ed ebbe ottimi rapporti con Padre Agostino Gemelli, che divenne suo confessore.

A completare questo già esaltante quadro non va dimenticata una intensa e sincera attività politica: fu investito della carica di rappresentante parlamentare nel corso di molteplici legislature nel Regno d'Italia, aderendo alla corrente liberale.

Rimane in attività fino alla veneranda età di 93 anni e questo fu reso possibile grazie alla legge Casati del 1959: a tal proposito si narra che in punto di morte fu visitato dal chirurgo Giovanni Pascale, che era stato suo alunno. Cardarelli lo apostrofò "siete venuto a vedere Cardarelli che muore?" ma Pascale lo assicurò che sarebbe sopravvissuto. Cardarelli invece gli rispose "Caro Pascale questa è l'ultima diagnosi che faccio e non la sbaglio: Io muoio". Oggi il suo nome campeggia all’ingresso del più grande ed importante nosocomio pubblico del meridione ad eterna memoria di un uomo che ebbe la coerenza di vedere il suo mestiere come una missione e la bravura di trasformare questa missione in leggenda.

Napoli, una Vita da Medico: VINCENZO MONALDI

Situato in uno dei punti più alti della città (e non è un caso, come vedremo) l'Ospedale intitolato a Monaldi è oggi uno dei principali della nostra città. La storia dell'uomo che gli ha dato il nome, però, non inizia a Napoli bensì in un piccolo borgo chiamato Monte Vidon Combattente, in provincia di Ascoli Piceno. Qui nasce, nel 1899 Vincenzo da famiglia di umili contadini. Dopo aver preso parte, giovane studente, alla prima guerra mondiale (ricevette anche una croce di guerra), conseguì a 26 anni la laurea in medicina dedicandosi immediatamente dopo alla ricerca nel campo della tubercolosi e delle malattie dell’apparato respiratorio. Nel primo dopoguerra affiancò all’attività medica anche quella politica,in un connubio che con i suoi pro e i suoi contro caratterizza tutt'ora la Sanità Italiana. Già da giovanissimo infatti era stato eletto, appena ventenne!, sindaco della sua piccola cittadina per il Partito Popolare di Don Sturzo. Nel 1948 fu invece eletto per la prima volta al Senato nelle liste DC e la sua carriera politica lo portò ad essere nominato Alto Commissario per l’igiene e la sanità. Da tale incarico fu chiamato, nel secondo governo Fanfani (1958-1959), ad essere Ministro della sanità, il primo nella storia della Repubblica. Sono state di sua iniziativa importanti provvidenze riguardanti l’opera della Previdenza Sociale, il trattamento economico dei malati e delle loro famiglie e la loro riqualificazione professionale. Parallelamente andava avanti la sua carriera medica: nell’Ottobre del 1952 la Facoltà Medica dell’Università di Napoli lo chiamava a coprire la Cattedra Ufficiale di Tisiologia ed è proprio a Napoli che continuò le sue ricerche, ricevendo prestigiosi incarichi, tra cui spicca ovviamente la direzione dell’Istituto sanatoriale "Principe di Piemonte", dove fondò, diresse e valorizzò la Scuola di specializzazione in tisiologia. Questo sanatorio è l'attuale Ospedale Monaldi e la sua posizione, come detto all'inizio, non è casuale: all'epoca infatti si ritenne necessario costruire un ricovero per malati di TBC in un luogo dall'aria salubre e la parte alta della città di Napoli sembrò essere la migliore da questo punto di vista. Nel frattempo fondò la rivista "Archivio di tisiologia" e, nel campo della ricerca sulle patologie della tubercolosi, ricevette apprezzamenti anche fuori Italia: fu infatti nominato membro della Reale Società di Medicina di Londra e di varie Accademie di medicina in Germania. Molti interventi terapeutici, noti ed applicati dovunque in quell'epoca, recavano il suo nome, come la toracoplastica antero-laterale e la detenzione progressiva per la cura degli empiemi. Ma il nome di Monadi è soprattutto legato al metodo dell’Aspirazione Endocavitaria che divenne uno dei presidi più importanti per la cura della TBC: essa consiste nella fissione attraverso la parete toracica di un sondino che penetra in una caverna sotto la guida dello schermo radioscopico, collegato ad un apparecchio aspirante. L'aspirazione drena il materiale patologico intracavitario all'esterno, e favorisce la cicatrizzazione che spesso è completa. Di forte e convinto credo cattolico, intese la sua attività al servizio della scienza e del prossimo: significativi al proposito alcuni passaggi del suo testamento spirituale, quando parla del "patrimonio di ordine scientifico, umano e cristiano" costituito lungo la sua vita "in un’ansia perenne di elevazione culturale, professionale e spirituale per il bene dei nostri fratelli sofferenti e per la gloria di Dio". Ritiratosi dalla vita politica, sempre vicino alla Scuola da lui creata, morì a Napoli nel 1969.

Napoli, una Vita da Medico: DOMENICO COTUGNO

Altra rilevante personalità medica settecentesca napoletana, contemporaneo e successore di Cirillo, avrà anche maggiore successo nella vita. nasce nel 1736 a Ruvo di Puglia (BA), per poi laurearsi in Medicina nella Scuola Medica Salernitana. brillante, già a 30 anni, nel 1766, ottenne all’ospedale degli Incurabili la cattedra di anatomia, che manterrà fino al 1818. la sua carriera scientifica e universitaria è felice, e non risente degli sconvolgimenti politici e culturali che caratterizzano questi anni (Rivoluzione partenopea, occupazione napoleonica), tanto da diventare nel 1811 Rettore della Real Università di Napoli.

fu brillante dal punto di vista scientifico, come anatomista e chirurgo, descrivendo per primo alcune particolari strutture anatomiche, in particolare dell’Orecchio interno, dimostrando l’esistenza del Liquido cefalorachidiano (Liquor Cotumnii) e dell’Albuminuria nei soggetti con malattie dei Reni, preoccupandosi di alcuni frequenti disturbi, come la Sciatica. forte dell’influenza illuminista, ebbe sempre modo di dare un Fine ai suoi studi, ritenendo che la medicina  dovesse avere una spiccata utilità pratica, tanto da differire per questo molto da altre Scienze. in questo senso, la sua opera più importante è “De lo Spirito della Medicina”. 

come persona, rispetto ad alcuni suoi contemporanei, Cotugno ebbe sempre l’attenzione di tenersi lontano dalla politica attiva, così da succedere a Cirillo come Medico di Corte dei Borbone nel 1799 (e lo era già della corte di Germania e Austria, medico) e poi diventare Rettore della Università. Forse per questo fu più fortunato di altri, oltre che per essere brillante dal punto di vista scientifico, tanto che gli fu assegnato un ospedale (Gesù e Maria), che oggi lo ricorda con la via in cui affaccia. Per i posteri anche il ricordo è stato più mite e meno sofferto di altri, come Cirillo, tanto che oggi un importante ospedale di Napoli dedicato alle malattie infettive porta il suo nome.

Napoli, una Vita da Medico: DOMENICO CIRILLO

Nato a Grumo Nevano (Na) nel lontano 1739, viene ricordato come medico e martire della repubblica partenopea. 

nel Settecento Napoli era una importante città europea, difficile a credersi, ma faro di cultura e scienza assieme a pochi altri centri in Europa. In questo contesto, Domenico Cirillo a soli 20 anni si laurea in Medicina all’Università di Napoli, ma dall’anno dopo passa ad insegnare Botanica, insegnamento che caratterizzò gran parte della sua vita e attività scientifica, e che manterrà fino al 1789, quando tornò all’ospedale degli Incurabili, centro nevralgico della scuola medica napoletana, per insegnare Medicina pratica. In tutta la sua attività, rilevante è questo connubio tra mondo medico e mondo botanico-naturalistico. Nel primo ebbe modo di diventare anche Medico di Corte di Ferdinando IV, prestigiosissimo incarico, ma Cirillo aveva sempre a cuore la sua popolazione e le sue sofferenze, per cui si impegnò moltissimo nel sociale, sia come attivista, sia scientificamente, concentrando molto dei sui sforzi verso quelle malattie che più erano diffuse tra i ceti meno abbienti, come la Lue (morbo gallico) e la Tisi. Da un punto di vista più scientifico fu coinvolto nel fermento intellettuale dell’epoca, guidato dalla prima generazione di illuministi; aveva rapporti con Diderot, Voltair, Rousseau, e altri, e si applicò molto sullo studio delle piante: numerose descrizioni e classificazioni, in linea con quelle proposte dai colleghi francesi all’avanguardia all’epoca. In particolare l’interesse per botanica e medicina lo portò a studiare i farmaci, dove testò numerosi medicamenti di origine animale e vegetale, per arrivare alla conclusione che appena un decimo dei farmaci disponibili avevano realmente effetto, degli altri l’effetto era sostanzialmente superstizione. Era quindi molto conosciuto e apprezzato per le sue conoscenze terapeutiche. Da un punto di vista politico era amico degli intellettuali che furono la guida spirituale della rivoluzione partenopea, come Gennaro Serra, Eleonora Pimentel de Fonseca, Mario Pagano e altri. Quando avvenne l’occupazione francese, nel 1799, non esitò quindi, come invece altri esponenti del panorama medico e scientifico suoi colleghi, a prendere parte alla rivoluzione. firmò diverse leggi, e soprattutto diede il suo contributo, scrivendo molto sulle condizioni igieniche delle carceri, antesignano e ispiratore di future riforme napoleoniche in tutta Europa.

Come forse tutti i fautori della Rivoluzione Partenopea, era a conoscenza del fatto che una ventata di entusiasmo non avrebbe portato a veri cambiamenti, come infatti fu, ma comunque vi si impegnò col grande Animo che lo contraddistingueva, addirittura fondando una Cassa di Soccorso a vantaggio di tutti i cittadini e riversandovi tutti i suoi beni.

Alla ritirata dei Francesi e al ritorno dei Borbone, nonostante un tentativo di fuga via mare, arrestato da Nelson, fu catturato e giustiziato assieme a tutti gli altri intellettuali che ne presero parte, nel 1799.

Alla sua morte ci fu un certo accanimento contro le sue idee e la sua opera, vennero bruciati tutti i suoi libri, lasciando poco dei suoi insegnamenti ai giovani contemporanei. rimane comunque un personaggio storico di Napoli, medico e martire della Repubblica partenopea, come viene ricordato con una importante Strada di Napoli.


domenica 5 aprile 2009

IPPOCRATE ED IL GIURAMENTO

Ippocrate (Cos, 460-380 a.C.) è considerato il Padre della Medicina occidentale. Figlio del Medico Eraclide, notizie autorevoli sulla sua esistenza si hanno da Platone ed Aristotele. Sappiamo che viaggiò molto, come del resto era uso all'epoca per le persone di cultura ed anche per i medici. Sotto il suo nome sono giunti a noi una grande quantità di opere, riunite nel Corpus Hippocraticum. Il contesto in cui visse ed operò era quello della Grecia nel V secolo a.C., dove in tante piccole poleis esistevano numerosi centri di cultura, in un ambiente però estremamente diverso da quello odierno, principalmente agricolo, naturale, con la maggior parte della popolazione contadina, piccoli commercianti, schiavi, che erano ovviamente del tutto estranei a questo fermento culturale.
In Grecia, in età classica, si sono gettate le basi di numerose Arti, Scienze, Discipline, fondamentalmente grazie a quella particolare Forma Mentis per cui si incominciò ad approcciarsi a tutti i fenomeni visibili senza darne ad ognuno una giustificazione trascendentale, divina, ma piuttosto cercando nella Natura stessa rapporti di causa ed effetto di modo da poter trovare una spiegazione razionale per ogni fenomeno sperimentale. Ippocrate, non da solo, è il simbolo della scelta anche nel mondo medico di abbandonare l’idea del divino e ricercare una causa razionale per l’origine delle malattie. L'importanza di Ippocrate non è solo quella di aver tramandato questo differente approccio, nel tempo abbandonato ma che ripreso nel Rinascimento è ancora oggi il modello di pensiero utilizzato, ma anche quello di essere stato un bravissimo medico. Infatti, se anche i mezzi dell' epoca non potevano consentirgli di conoscere la fisiopatologia e le cause delle malattie, o di stabilire una cura adatta, si adoperò moltissimo nel descrivere tutti i quadri patologici, il che gli consentì e di formulare teorie sull'origine delle malattie, e soprattutto di stabilire prognosi accurate. Questa seconda cosa, unitamente ad una grande attenzione nei confronti del paziente, del malato, della sua sofferenza, consentiva al Medico preparato di distinguersi dai tanti guaritori impostori, e di ottenere la fiducia del paziente. Il terzo grande merito di Ippocrate fu quello di affiancare ad un approccio razionale, quasi scientifico, allo studio delle malattie, una condotta etica adeguata a quella del medico. Oggi di Ippocrate infatti più che i suoi trattati di medicina ci viene tramandato il Giuramento, ancora insegnato nelle università italiane.
Il motivo sta nel fatto che una condotta morale precisa per il Medico, un determinato atteggiamento nei confronti del malato, sinteticamente riuniti nel Giuramento, erano necessari per ottenere la fiducia del malato, elemento individuato come indispensabile per la riuscita della guarigione.
Chi c'era prima di Ippocrate? con chi si confrontava? tralasciando la medicina egizia, babilonese o cinese, precedente, anche in Grecia la figura medica aveva un corrispettivo divino, Esculapio. Templi dall'aspetto solenne, atmosfera sacrale, in posizioni salubri, in un contesto mistico, in devozione ad Esculapio ed alle sue figlie, Igea e Panacea, unendo incantesimi, formule magiche, serpenti che guariscono le ferite, erano il massimo disponibile. Una malattia considerata come una iattura divina, solo col contributo divino poteva essere guarita.
Ma in Grecia nel V secolo si affermò un fermento culturale razionalista e naturalista, che coinvolse numerose figure in tutti i campi dello scibile. Circa la medicina, affianco ad Ippocrate in tanti cercavano di scoprire le Cause delle Malattie. Le due scuole di pensiero principali avevano sede nelle isole di Cnido e Cos. La seconda, la scuola di Ippocrate, ebbe maggiore successo, presumibilmente non per i differenti risultati raggiunti sulla conoscenza delle malattie, ma per un approccio diverso. Come dopo approfondiremo, Ippocrate più che della malattia è del malato che si preoccupò.
Le sue teorie sulle origini delle malattie sono oggi effettivamente stravaganti: sostanzialmente per Ippocrate esisteva una sorta di equilibrio tra gli umori dell'organismo, e quando questi si alteravano, potevano comparire le malattie.
I 4 umori sono sangue, bile gialla, bile nera (sangue rappreso), flemma (espettorato), ed ognuno di questi risale ad uno dei 4 elementi fondamentali, fuoco aria terra acqua, e, quindi le 4 qualità fondamentali, caldo, freddo, asciutto, umido.
Il variare delle stagioni (caldo umido etc) rendeva conto della differente prevalenza di malattie in periodi diversi (ex diarree d'estate, raffreddori influenza polmoniti d'inverno), cosi come della presenza in certe aree di maggiori frequenza di certi quadri. Naturalmente a queste influenze naturali si sovrapponeva, nel determinismo dell'alterazione umorale, e quindi della malattia, la costituzione della persona malata.
L'osservazione di Ippocrate era corretta, piuttosto la teoria eziopatogenetica discutibile. Ma non aveva a disposizione grandi mezzi di ricerca, e, per quanto fantasiose potessero essere le sue teorie sull'origine delle malattie, rappresentano comunque un tentativo razionale di dare spiegazione ad una malattia, basato sull'osservazione del quadro sindromico. Ripetiamo, per Ippocrate, non esiste possibilità che un fenomeno visibile, come la malattia, abbia origine o spiegazione divina. Molto significativo, a questo proposito, è il suo scritto proprio sulla Malattia Sacra (cosi era nota, all'epoca, l'Epilessia).
L'arte di Ippocrate come medico quindi non consiste tanto nell'aver spiegato l'origine delle malattie, quanto nell'aver fatto dell'osservazione, registrazione e catalogazione di segni e sintomi, quadri sindromici, la base della sua attività, tanto da aver primo lui descritto numerose malattie (Tisi, Peritoniti, Itteri, Calcoli, Gotta...). Tutto questo gli consentiva di stabilire la prognosi con buona attendibilità. Questo, unitamente ad una profonda morale medica, fece di lui e dei medici della sua scuola un nome imperituro.
La scuola di Ippocrate, inoltre, come già anticipato, ebbe grande successo per il fatto che oltre che sulle malattie, molto spazio diede al rapporto medico paziente; le terapie proposte prevedevano un connubio medico paziente, una collaborazione di quest'ultimo necessaria per ottenere la guarigione. Se infatti non si poteva identificare una causa di malattia, molto del trattamento dell'epifenomeno principale della malattia, la sofferenza, poteva (e può ancora oggi) avvalersi molto di un buon rapporto tra il medico ed il paziente. Anche in questo, e con maggiori risultati per i posteri, risulta quindi determinante l'insegnamento di Ippocrate.
Difatti, secondo Ippocrate, "Alcuni pazienti, pur consapevoli della gravita delle loro condizioni, guariscono grazie alla fiducia che nutrono nella bontà del loro medico".
Infine, per l’elevato valore morale che deve possedere un medico per esercitare, Ippocrate ritenne necessario un Giuramento per iniziare la professione. Questo contiene una serie di principi di altissimo valore morale sulla condotta del medico; in aggiunta a questi ci sono una serie di precetti cui il medico deve attenersi. Ci rendiamo conto di quanto potesse essere valido ricercare tale moralità, specialmente per il medico, e questo lo ha reso nei secoli sempre attuale. Per prima cosa notiamo che non è un giuramento davanti alla divinità, invocata invece come tradizione in senso generale a proteggere il medico (come si potrebbe forse approfondire altrove, per gli intellettuali greci la divinità era un piacevole colore delle loro attività, ma ben distante dal determinare realmente l'esito dei comuni giorni).
Tra i precetti comportamentali Ippocrate si esprime contro l'aborto, contro l'eutanasia, e contro la cura dei calcoli.
In letteratura non esiste concordia nella valutazione del Giuramento. Affianco a principi di grande valore nell'agire medico, come il non profittare di questa posizione, il garantire l'insegnamento primo dovere di ogni medico, il riservarlo a persone adatte, l'impegno contro la sofferenza, che senso hanno tre prescrizioni pratiche e non generiche come queste? non possiamo sapere il vero motivo di questa proscrizione cosi precisa. Si potrebbe ipotizzare che facessero parte di un convincimento morale di Ippocrate o più in generale della scuola di Cos, ma non riusciamo a collocarlo nel pensiero intellettuale greco del tempo. Val la pena riflettere su di un punto: le tre proscrizioni (aborto, eutanasia, cura dei calcoli) non sono discordi. Probabilmente hanno una Ratio comune. Ritornando alla situazione culturale greca, Ippocrate è stato un grande medico per varie intuizioni e soprattutto per il suo atteggiamento medico, ma non era l'unico medico, l'unica scuola ad avere adottato quella Forma Mentis nostra progenitrice. La Grecia, anche da un punto di vista intellettuale, cosi come politico, è stata caratterizzata da un notevole individualismo. E' pensabile quindi che differenti scuole avessero differenti morali. Se nell'isola di Cos era proscritta l'eutanasia, probabilmente nell'isola di Cnido era vero il contrario. Il valore di Ippocrate non sta in questa semplice proscrizione però. La Ratio comune di queste tre proscrizioni, in linea con l'orientamento della scuola di Cos, potrebbe essere più che imposizione morale di presunta origine religiosa invece la scelta di prendere le distanze da qualunque atto paramedico che potesse dare origine a sofferenza, concentrando tutti gli sforzi invece solamente verso quello che le poteva lenire. In questo senso, si comprende il motivo di astenersi da tali atti che probabilmente allora avrebbero provocato grande sofferenza (pensiamo ad un aborto artigianale senza antisepsi oppure ad una operazione di chirurgia generale come la rimozione di calcoli senza anestesia..). In questo senso, ancora una volta capiamo il motivo per cui la scuola di Ippocrate lasciò un segno profondo nell'immaginario collettivo dell'epoca, portando a noi tantissime opere postume attribuitegli, tantissime fantasiose biografie trasformandolo in un personaggio leggendario.
Per noi è il simbolo della scelta di lasciare il mondo mistico e divino e concentrarsi con la ragione sull'analisi dei fenomeni naturali, osservabili e riproducibili, ed è il nostro maestro di un approccio medico paziente fondato non solo sula cura della malattia ma prima di tutto del paziente, sull'alleviamento della sofferenza, su una profondissima etica medica assolutamente necessaria dato il momento di forte bisogno del paziente, e per offrirgli le migliori cure, e per garantirgli la professionalità.
Una impronta indelebile nella storia della medicina, attualissimo sia per il suo approccio scientifico che per il contenuto morale.

Dei tanti scritti giuntici col suo nome, alcuni realmente attribuitigli, altri più probabilmente plagi di successori, uno dei più interessanti è proprio quello Sulla Malattia Sacra, di cui riportiamo le prime righe:
"Intorno alla cosiddetta malattia sacra le cose stanno come segue: [sotto nessun riguardo mi sembra essere piu divina delle altre malattie ne piu sacra; ma una natura ha anche il resto dei morbi, da cui essi risultano, ed una natura ha essa ed una causa;] gli uomini la considerano un fatto divino per mancanza di risorse e per il suo carattere sorprendente, in quanto in niente rassomiglia ad altri morbi. e nella loro mancanza di risorse a conoscerla, si salva questo fattore divino, ma nel modo pieno di risorse del trattamento con cui la curano, esso si viene a perdere, [in quanto la curano con purificazioni ed incantamenti]. se poi per il suo elemento sorprendente si considererà divina, molti saranno i morbi sacri per questo motivo, chè, come io mostrerò, altri morbi non sono meno sorprendenti nè meno stupefacenti, i quali nessuno considera essere sacri...."
anche affascinante è un altro passo, dello stesso libro, sulla descrizione di un quadro patologico:
"la degenerazione del cervello sopravviene per via del flegma e della bile. li riconoscerai entrambi così: quelli che impazziscono per il flegma sono tranquilli e non gridatori nè turbatori, mentre quelli per via della bile, urlatori, perversi e non pacifici, ma che sempre compiono qualcosa di inopportuno. nel caso che dunque la pazzia sia continua, queste sono le ragioni. nel caso che terrori e paure si presentino, è per via d'uno spostamento del cervello; si sposta quando si riscalda, e si riscalda per via della bile..."

Bibliografia:
Sherwin B. Nuland Storia della Medicina ed. Oscar Mondadori
Ippocrate Testi di Medicina Greca ed. BUR
G.Monaco M.Casertano G.Nuzzo L'Attività letteraria nell'antica Grecia ed. Palumbo
M.Casertano G.Nuzzo La Produzione letteraria nell'antica Grecia ed. Palumbo
Wikipedia

venerdì 3 aprile 2009

Presentazione

In questo Sito-Blog ci proponiamo di proporre e analizzare i temi della Storia della Medicina. L'Obiettivo è di ricostruire i principali  protagonisti di importanti scoperte, i medici più famosi, i principali passaggi nella Storia, ed anche di rivivere l'atmosfera del mondo medico di certe civiltà, di valutare il loro insegnamento e quanto di questi è arrivato a noi. Crediamo che ogni persona affascinata da una Arte come da una Scienza sia poi incuriosita a conoscere il modo in cui questa è arrivata a noi, il modo in cui è evoluta, è cambiata. E crediamo anche, più specificamente, che conoscere i grandi personaggi del passato della Medicina, il senso di certe scoperte, gli sforzi perchè certe intuizioni si affermassero come tali, il peso morale di alcuni di questi personaggi, possa contribuire alla formazione morale di un medico, condizione senza la quale la conoscenza scientifica di un laureato in medicina e chirurgia non sarebbe sufficiente ad agire da buoni medici. Noi siamo studenti e, pur sperando ovviamente di coinvolgere quante piu persone possibili, universitarie ed extrauniversitarie, del mondo medico e non, non possiamo pretendere di raggiungere la completezza d'analisi e l'ordine di un trattato sull'argomento. Abbiamo pero fiducia che il nostro entusiasmo, la nostra preparazione, la partecipazione di chi ci legge, al quale è possibile contribuire nel nostro lavoro, commentando ed aggiungendo appunti agli articoli, segnalandoci temi da sviluppare o collaborando attivamente, la scelta di un media nuovo, possa portarci ad un buon lavoro, corretto contenutisticamente, e riuscire nel nostro intento. Speriamo che la scelta di approfondire argomenti differenti sfruttando le disponibilità del momento, senza rispettare criteri di temporalità non comprometta la chiarezza dei passaggi che andremo ad illustrare.
nelle migliori speranze,
gli autori del progetto